(Re)Fine Art
Questo progetto è iniziato nel 2012, con una serie di fotografie scattate nella raffineria OMV di Schewchat, vicino Vienna. Per questo l’ho inizialmente intitolato “(Re)FineArt“, con un gioco di parole che mescolava i concetti di arte e raffinazione petrolifera. Nel tempo la ricerca si è però allargata anche agli impianti di altri settori industriali. Di qui la scelta di modificare il titolo della serie in “Art-Factory“. Un titolo che pone l’accento non sul tipo di attività industriale, ma sul vero soggetto delle fotografie, che sono le architetture degli impianti industriali.
Nei lavori della serie “(Re)Fineart”, legati alla raffineria OMV di Vienna, il contesto critico e ricostruttivo rende conto di una “storia” ma le singole immagini la rifiutano. Il dato anagrafico per cui queste immagini si riferiscono esattamente a quel complesso industriale etc. non è sufficiente a determinare la realtà. Queste immagini esistono di per sé non tanto e non solo come ricerca formale, cioè come elementi articolati e organizzati nella composizione, ma perché non rappresentano uno strumento di analisi della realtà. Sono delle realtà autonome e basta…Come dire che l’artista non solo compie una selezione all’interno della quantità d’informazione, ma rompe l’artificialità dei segni, la semiotica che ricopre come una carta geografica la terra, con dei blow up che rompono, spezzano la catena della significazione.

Valerio Dehò
Direttore artistico del Kunst Merano Arte (BZ), professore di Estetica Accademia di Belle Arti di Brera (MI)
In “(Re)FineArt” D’Orta modifica la realtà industriale con un’interpretazione dal cuore pittorico, cambiando minimi dettagli, contrastando con liturgia poetica, riperimetrando singoli frangenti. Lo spunto sono i luoghi dell’industria pesante (petrolio, chimica, acciaio), plasmati da una funzionalità estetica che ha agito sul nostro immaginario e sulla vita del terziario postindustriale. D’Orta è partito da qui e ha scelto una raffineria petrolifera in Austria, diventandone interprete visivo senza moralismi, senza piglio da reporter ma con approccio “impressionista”, così da reinventare il realismo, ridefinendolo, appunto, con spostamenti minimi ma indicativi. Il cardine è sempre nel dettaglio autonomo, nella capacità di isolare frammenti industriali e renderli un campo iconografico, una matrice estetica che ragiona con piglio metafisico e assolutezza semantica.

Gianluca Marziani
Direttore del Museo di Arte Contemporanea-Palazzo Collicola di Spoleto
07–ART GALLERY
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