Vibrazioni
Quello che accade nelle fotografie della serie “Vibrazioni” (2009-2011) di Carlo D’Orta è che i legami tra realtà e finzione, tra vero e artificiale, vengono in un certo senso ribaltati e strettamente interconnessi nello stesso tempo. Viene fuori l’essenza della fotografia, quel suo essere in perenne sospensione tra l’apparenza e il reale, o quello che pensiamo sia tale.
L’occasione di una serie d’immagini, di altissima qualità fotografica ed estetica, relativa a una serie di facciate di edifici contemporanei, è per l’artista un motivo per riflettere, e farci riflettere, su quello che è la fotografia, sulla sua capacità di analizzare e raccontare nello stesso tempo che resta straordinaria.
D’Orta compie un’operazione che da un lato ha nel dna la capacità di Franco Fontana di guardare al colore come ad una strada maestra di rivelazione della realtà, dall’altro si confronta con il concetto di modernismo e con le sue interpretazioni.

Valerio Dehò
Direttore artistico del Kunst Merano Arte (BZ), professore di Estetica Accademia di Belle Arti di Brera (MI)
Ad un primo impatto, le fotografie di Carlo D’Orta potrebbero sembrare dipinti iperrealistici, sia per i colori cangianti, metallici, apparentemente innaturali, sia per la maniacale cura del dettaglio.
Le immagini, cromaticamente molto intense e sature, sono in realtà inquadrature ravvicinate di strutture abitative, con un’accentuata ricerca dell’effetto di riflessione nell’ambiente circostante, creato dalle superfici specchianti dei grattacieli fotografati, un esito in grado di generare una sorta di realtà parallela, proiettata oltre il dato oggettivo, esprimendo significati che si accostino maggiormente ad una rappresentazione in equilibrio tra l’astrazione ed il metafisico.
Con questo ciclo, dal titolo “Vibrazioni”, l’artista sottolinea l’importanza di una trasposizione del dato reale al mondo delle emozioni, esprimendo, attraverso l’immagine fotografica, la necessità di un rinnovamento dello sguardo, come percezione che trascenda il soggetto concreto per divenire pura visione.

Alessandro Trabucco
Critico d'arte, curatore indipendente.
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